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Tao
di Lao-Tsen
Tao XXVI - L'occulto e il palese
Quei
che vuoi che si contragga
devi farlo espandere,
quei che vuoi
che s'indebolisca
devi farlo rafforzare,
quei che vuoi che
rovini
devi farlo prosperare,
a quei che vuoi che sia
tolto
devi dare.
Questo è l'occulto e il
palese.
Mollezza e debolezza vincono durezza e forza.
Al pesce
non conviene abbandonar l'abisso,
gli strumenti profittevoli al
regno
non conviene mostrarli al popolo.
Tao XXVII -
Esercitare il governo
Il Tao in eterno non agisce
e nulla
v'è che non sia fatto.
Se principi e sovrani fossero capaci
d'attenervisi,
le creature da sé si
trasformerebbero.
Quelli che per trasformarle bramassero
operare
io li acquieterei
con la semplicità di quel che
non ha nome
anch'esse non avrebbero brame,
quando non han brame
stanno quiete
e il mondo da sé s'assesta.
Tao XXVIII
- Espone la virtù
La virtù somma non si fa
virtù
per questo ha virtù,
la virtù
inferiore non manca di farsi virtù
per questo non ha
virtù.
La virtù somma non agisce
ma non ha
necessità di agire,
la virtù inferiore agisce
ma
ha necessità di agire.
La somma carità agisce
ma
non ha necessità di agire,
la somma giustizia agisce
ma
ha necessità di agire,
il sommo rito agisce
e se non
viene corrisposto
si denuda le braccia e trascina a forza.
Fu
così che
perduto il Tao venne poi la virtù,
perduta
la virtù venne poi la carità,
perduta la carità
venne poi la giustizia,
perduta la giustizia venne poi il rito:
il
rito è labilità della lealtà e della sincerità
e
foriero di disordine.
Chi per primo conosce è fior nel
Tao
e principio di ignoranza.
Per questo l'uomo grande
resta
in ciò che è solido
e non si sofferma in ciò
che è labile,
resta nel frutto
e non si sofferma nel
fiore.
Perciò respinge l'uno e preferisce l'altro.
Tao
XXIX - Uniformarsi al fondamento
In principio questi ottenner
l'Uno:
il Cielo l'ottenne e per esso fu puro,
la Terra
l'ottenne e per esso fu tranquilla,
gli esseri sovrannaturali
l'ottennero
e per esso furono potenti,
la valle l'ottenne e per
esso fu ricolma,
le creature l'ottennero e per esso
vissero,
principi e sovrani l'ottennero
e per esso furon retti
nel governare il mondo.
Costoro ne furono resi perfetti.
Se il
Cielo non fosse puro per esso
temerebbe di squarciarsi,
se la
Terra non fosse tranquilla per esso
temerebbe di fendersi,
se
gli esseri sovrannaturali non fossero potenti per esso
temerebbero
d'annullarsi,
se la valle non fosse ricolma per esso
temerebbe
d'inaridirsi,
se le creature non vivessero per esso
temerebbero
di spegnersi,
se principi e sovrani non fossero nobili e alti per
esso
temerebbero di cadere.
Il nobile ha per fondamento il
vile,
l'alto ha per basamento il basso.
Perciò quando
principi e sovrani chiamano sé stessi
l'orfano, lo scarso
di virtù, l'incapace,
non è perché
considerano lor fondamento il vile?
Ahimé, no!
Quando
hai finito d'enumerare le parti del carro
ancor non hai il
carro.
Non voler essere pregiato come giada
né spregiato
come pietra.
Tao XL - Dove andare e che adoperare
Il
tornare è il movimento del Tao,
la debolezza è quel
che adopra il Tao.
Le diecimila creature che sono sotto il
cielo
hanno vita dall'essere,
l'essere ha vita dal
non-essere.
Tao XLI - Equipara le diversità
Quando
il gran dotto apprende il Tao
lo pratica con tutte le sue
forze,
quando il medio dotto apprende il Tao
or lo conserva ed
or lo perde,
quando l'infimo dotto apprende il Tao
se ne fa
grandi risate:
se non fosse deriso non sarebbe degno d'essere il
Tao.
Perciò motti invalsi dicono:
illuminarsi nel Tao è
come ottenebrarsi,
avanzare nel Tao è come
regredire,
spianarsi nel Tao è come incavarsi,
la virtù
somma è come valle,
il gran candore è come
ignominia,
la virtù vasta è come insufficienza,
la
virtù salda è come esser volgo,
la naturale
genuinità è come sbiadimento,
il gran quadrato non
ha angoli,
il gran vaso tardi si completa,
il gran suono è
una sonorità insonora,
la grande immagine non ha forma.
Il
Tao è nascosto e senza nome,
ma proprio perché è
il Tao
ben impresta e completa.
Tao XLII - Le
trasformazioni del Tao
Il Tao generò l'Uno,
l'Uno
generò il Due,
il Due generò il Tre,,
il Tre
generò le diecimila creature.
Le creature voltano le spalle
allo yin
e volgono il volto allo yang,
il ch'i infuso le rende
armoniose.
Ciò che l'uomo detesta
è d'essere
orfano, scarso di virtù, incapace,
eppur sovrani e duchi se
ne fanno appellativi.
Perciò tra le creature
taluna
diminuendosi s'accresce,
taluna accrescendosi si diminuisce.
Ciò
che gli altri insegnano
anch'io l'insegno:
quelli che fan
violenza non muoiono di morte
naturale.
Di questo farò
l'avvio del mio insegnamento.
Tao XLIII - Lo strumento
universale
Ciò che v'è di più molle al
mondo
assoggetta ciò che v'è di più duro al
mondo,
quel che non ha esistenza
penetra là dove non
sono interstizi.
Da questo so che v'è profitto nel non
agire.
All'insegnamento non detto,
al profitto del non
agire,
pochi di quelli che sono sotto il cielo arrivano.
Tao
XLIV - Il fermo ammonimento
Tra fama e persona che è
più caro?
Tra persona e beni che è più
importante?
Tra acquistare e perdere che è più
penoso?
Per questo
chi ardentemente brama certo assai
sperpera,
chi molto accumula certo assai perde.
Chi sa
accontentarsi non subisce oltraggio,
chi sa contenersi non corre
pericolo
e può durare a lungo.
Tao XLV - L'immensa
virtù
La grande completezza è come
spezzettamento
che nell'uso non si rompe,
la grande pienezza è
come vuotezza
che nell'uso non si esaurisce,
la grande
dirittura è come sinuosità,
la grande abilità
è come inettitudine,
la grande eloquenza è come
balbettio.
L'agitazione finisce nell'algore,
la quiete finisce
nel calore:
la pura quiete è la regola del mondo.
Tao
XLVI - Esser parco nelle brame
Quando nel mondo vige il Tao
i
cavalli veloci sono mandati a concimare i campi,
quando nel mondo
non vige il Tao
i cavalli da battaglia vivono ai confini.
Colpa
non v'è più grande
che secondar le brame,
sventura
non v'è più grande
che non saper
accontentarsi,
difetto non v'è più grande
che
bramar d'acquistare.
Quei che conosce la contentezza
dell'accontentarsi
sempre è contento.
Tao LXVII -
Scrutare ciò che é lontano
Senza uscir dalla
porta
conosci il mondo,
senza guardar dalla finestra
scorgi
la Via del Cielo.
Più lungi te ne vai meno conosci.
Per
questo il santo
non va dattorno eppur conosce,
non vede e più
discerne,
non agisce eppur completa.
Tao XLVIII - Obliare
la sapienza
Chi si dedica allo studio ogni dì
aggiunge,
chi pratica il Tao ogni dì toglie,
toglie ed
ancor toglie
fino ad arrivare al non agire:
quando non agisce
nulla v'è che non sia fatto.
Quei che regge il mondo
sempre
lo faccia senza imprendere,
se poi imprende
non è atto a
reggere il mondo.
Tao XLIX - Confidare nella virtù
Il
santo non ha un cuore immutabile,
ha per cuore il cuore dei cento
cognomi.
Per me è bene ciò che hanno di buono,
ed
è bene anche ciò che hanno di non buono,
la virtù
li rende buoni;
per me è sincerità ciò che
hanno di sincero,
ed è sincerità anche ciò
che hanno di non sin
cero,
la virtù li rende sinceri.
Il
santo sta nel mondo tutto timoroso
e per il mondo rende promiscuo
il suo cuore.
I cento cognomi in lui affiggono occhi e orecchi
e
il santo li tratta come fanciulli.
Tao L - Tenere in pregio la
vita
Uscire è vivere, entrare è morire.
Seguaci
della vita sono tre su dieci,
seguaci della morte sono tre su
dieci,
gli uomini che la vita
tramutano in disposizione alla
morte
son pur essi tre su dieci.
Per qual motivo?
Perché
vivono l'intensità della vita.
Or io ho appreso che chi ben
nutre la vita
va per deserti senza incontrar rinoceronti e
tigri,
va tra gli eserciti senza indossar corazza e arme:
il
rinoceronte non ha dove infilzare il corno,
la tigre non ha dove
affondar l'artiglio,
il guerriero non ha dove immergere la
spada.
Per qual motivo?
Perché costui non ha
disposizione alla morte.
Tao LI - La virtù che
nutre
Il Tao le fa vivere,
la virtù le alleva,
con
la materia dà loro la forma,
con le vicende dà loro
la completezza.
Per questo le creature tutte
venerano il Tao e
onorano la virtù:
venerare il Tao e onorare la
virtù
nessuno lo comanda ma viene ognor spontaneo.
Quindi
il Tao fa vivere,
la virtù alleva, fa crescere,
sviluppa,
completa, matura,
nutre, ripara.
Le fa vivere ma non le tiene
come sue
opera ma nulla s'aspetta,
le fa crescere ma non le
governa.
Questa è la misteriosa virtù.
Tao
LII - Volgersi all'origine
Il mondo ebbe un principio
che
fu la madre del mondo.
Chi è pervenuto alla madre
da
essa conosce il figlio,
chi conosce il figlio
e torna a
conservar la madre
fino alla morte non corre pericolo.
Chi
ostruisce il suo varco
e chiude la sua porta
per tutta la vita
non ha travaglio,
chi spalanca il suo varco
ed accresce le sue
imprese
per tutta la vita non ha scampo.
Illuminazione è
vedere il piccolo,
forza è attenersi alla mollezza.
Chi
fa uso della vista
e torna ad introvertere lo sguardo
non
abbandona la persona alla rovina.
Questo dicesi praticar
l'eterno.
Tao LIII - Trarre profitto dalle prove
Se
avessimo grande sapienza
cammineremmo nella gran Via
e solo di
agire temeremmo.
La gran Via è assai piana,
ma la gente
preferisce i sentieri.
Quando il palazzo reale è troppo ben
tenuto
i campi son del tutto incolti
e i granai son del tutto
vuoti.
Indossar vesti eleganti e ricamate,
portare alla cintura
spade acuminate,
rimpinzarsi di vivande e di bevande
e
ricchezze e beni aver d'avanzo,
è sfarzo da ladrone.
È
contrario al Tao, ahimé!
Tao LIV - Coltivare e
contemplare
Chi ben si fonda non vien divelto,
a chi ben
stringe non vien tolto:
con questa Via figli e nipoti
gli
offriranno sacrifici ininterrotti.
Se la coltiva nella persona
la
sua virtù è la genuinità,
se la coltiva nella
famiglia
la sua virtù è la sovrabbondanza,
se la
coltiva nel villaggio
la sua virtù è la
reverenza,
se la coltiva nel regno
la sua virtù è
la floridezza,
se la coltiva nel mondo
la sua virtù è
l'universalità.
Per questo
contempla le persone dalla
sua persona,
contempla le famiglie dalla sua famiglia,
contempla
i villaggi dal suo villaggio,
contempla i regni dal suo
regno,
contempla il mondo dal suo mondo.
Come so che il mondo è
così?
Da questo.
Tao LV - Il simbolo del
mistero
Quei che racchiude in sé la pienezza della
virtù
è paragonabile ad un pargolo,
che velenosi
insetti e serpi non attoscano,
belve feroci non
artigliano,
uccelli rapaci non adunghiano.
Deboli ha l'ossa e
molli i muscoli
eppur la sua stretta è salda,
ancor non
sa dell'unione dei sessi
eppur tutto si aderge:
è la
perfezione dell'essenza,
tutto il giorno vagisce
eppur non
diviene fioco:
è la perfezione dell'armonia.
Conoscer
l'armonia è eternità,
conoscer l'eternità è
illuminazione,
vivere smodatamente la vita è prodromo
di
sventura,
con la mente comandare al ch'i significa
indurirsi.
Quel che s'invigorisce allor decade:
questo vuol
dire che non è conforme al Tao.
Ciò che non è
conforme al Tao presto finisce.
Tao LVI - La misteriosa
virtù
Quei che sa non parla,
quei che parla non
sa.
Chi ostruisce il suo varco,
chiude la sua porta,
smussa
le sue punte,
districa i suoi nodi,
mitiga il suo splendore,
si
rende simile alla sua polvere,
dicesi accomunato col mistero.
Per
questo costui
non può essere attirato
né può
essere respinto,
non può essere avvantaggiato
né
può essere danneggiato,
non può essere nobilitato
né
può essere umiliato.
Per questo è il più
nobile del mondo.
Tao LVII - Rendere puri i costumi
Quando
con la correzione si governa il mondo
con la falsità
s'adopran l'armi:
il mondo si regge col non imprendere.
Da che
so che è così?
Dal presente.
Più numerosi
ha il sovrano
i giorni nefasti e le parole proibite
più
il popolo cade in miseria,
più numerosi ha il popolo
gli
strumenti profittevoli
più i regni cadono nel
disordine,
più numerosi hanno gli uomini
gli artifizi e
le abilità
più appaiono cose rare,
più si
fa sfoggio di belle cose
più numerosi si fanno ladri e
briganti.
Per questo il santo dice:
io non agisco e il popolo
da sé si trasforma,
io amo la quiete e il popolo da sé
si corregge,
io non imprendo e il popolo da sé
s'arricchisce,
io non bramo e il popolo da sé si fa
semplice.
Tao LVIII - Adattarsi alle vicissitudini
Quando
il governo di tutto si disinteressa
il popolo è
unito,
quando il governo in tutto si intromette
il popolo è
frammentato.
La fortuna si origina dalla sfortuna,
la sfortuna
si nasconde nella fortuna.
Chi ne conosce il culmine?
Quei che
non corregge.
La correzione si converte in falsità,
il
bene si converte in presagio di sventura
e ogni dì lo
sconcerto del popolo
si fa più profondo e più
durevole.
Per questo il santo
è quadrato ma non
taglia,
è incorrotto ma non ferisce,
è diritto ma
non ostenta,
è luminoso ma non abbaglia.
Tao LIX -
Mantenersi nel Tao
Nel governare gli uomini e nel servire il
Cielo
nulla è meglio della parsimonia,
perché
solo la parsimonia antepone l'ottenere.
Anteporre l'ottenere
significa accumulare virtù.
Chi accumula virtù tutto
sottomette,
quando tutto sottomette
nessuno conosce il suo
culmine,
quando nessuno conosce il suo culmine
ei può
possedere il regno.
Chi possiede la madre del regno
può
durare a lungo.
Questo si chiama
affondare le radici e
rinsaldare il tronco,
via della lunga vita e dell'eterna
giovinezza.
Tao LX - Stare nella dignità
regale
Governare un gran regno
è come friggere
pesciolini minuti.
Quando si sovrintende al mondo con il Tao
i
mani non mostrano la potenza loro.
Non che i mani non abbiano
potenza
ma la potenza loro non nuoce agli uomini,
non che la
potenza loro non nuoccia agli uomini
ma il santo non nuoce agli
uomini.
Questi due non si nuocciono fra loro,
per questo le
virtù loro insieme confluiscono
Tao LXI - La virtù
dell'umiltà
Il gran regno che si tiene in basso
è
la confluenza del mondo,
è la femmina del mondo.
La
femmina sempre vince il maschio con la quiete,
poiché
chetamente se ne sta sottomessa.
Per questo
il gran regno che
si pone al disotto del piccolo regno
attrae il piccolo regno,
il
piccolo regno che sta al disotto del gran regno
attrae il gran
regno:
l'uno si abbassa per attrarre,
l'altro attrae perché
sta in basso.
Il gran regno non ecceda
per la brama di pascere
ed unire gli altri,
il piccolo regno non ecceda
per la brama
d'essere accetto e servire gli altri.
Affinchè ciascuno
ottenga ciò che brama
al grande conviene tenersi in
basso.
Tao LXII - Praticare il Tao
Ecco che cosa è
il Tao:
il rifugio delle creature,
tesoro per il
buono,
protezione per il malvagio.
A parlarne con elogio si può
tener mercato,
a seguirlo con rispetto si può emergere
sugli altri.
Degli uomini malvagi quale può essere
respinto?
Per questo si pone sul trono il Figlio del Cielo
e si
nominano i tre gran ministri.
Anche se costoro hanno il gran
pi
per ottenere precedenza alla loro quadriga,
è meglio
che se ne stiano seduti
ad avanzare in questo Tao.
Quale era la
ragione per cui gli antichi
apprezzavano questo Tao?
Non
dicevano forse: ottiene chi con esso cerca,
con esso sfugge chi è
in colpa?
Per questo è ciò che v'è di più
prezioso al mondo.
Tao LXIII - L'inizio favorevole
Pratica
il non agire,
imprendi il non imprendere,
assapora
l'insapore,
considera grande il piccolo e molto il poco,
ripaga
il torto con la virtù.
Progetta il difficile nel suo
facile,
opera il grande nel suo piccolo:
le imprese più
difficili sotto il cielo
certo cominciano nel facile,
le
imprese più grandi sotto il cielo
certo cominciano nel
piccolo.
Per questo il santo non opera il grande
e così
può completare la sua grandezza.
Chi promette alla leggera
trova scarso credito,
chi reputa tutto facile trova tutto
difficile.
Per questo al santo tutto pare difficile
e così
nulla gli è difficile.
Tao LXIV - Attenersi al
piccolo
Quello che è fermo con facilità si
trattiene,
quello che non è cominciato con facilità
si divisa,
quello che è fragile con facilità si
spezza,
quello che è minuto con facilità si
disperde:
opera quando ancora non è in essere,
ordina
quando ancora non è in disordine.
Un albero che a braccia
aperte si misura
nasce da un minuscolo arboscello,
una torre di
nove piani
comincia con un cumulo di terra,
un viaggio di mille
li
principia da sotto il piede.
Chi governa corrompe,
chi
dirige svia.
Per questo il santo
non governa e perciò
non corrompe,
non dirige e perciò non svia.
La gente nel
condurre le proprie imprese
sul punto di compierle sempre le
guasta,
se curasse la fine come il principio
allora non vi
sarebbero imprese guaste.
Per questo il santo
brama quello che
non è bramato
e non pregia i beni che con difficoltà
si ottengono,
studia quello che non viene studiato
e ritorna su
quello che gli altri han travalicato.
Per favorire la spontaneità
delle creature
non osa agire.
Tao LXV - La pura virtù
In
antico chi ben praticava il Tao
con esso non rendeva perspicace il
popolo,
ma con esso si sforzava di renderlo ottuso:
il popolo
con difficoltà si governa
poiché la sua sapienza è
troppa.
Perciò governare il regno con la sapienza
è
la rovina del regno,
governare il regno non con la sapienza
è
la prosperità del regno.
Chi sa queste due cose diviene
simile al modello,
saper divenire simile al modello
è la
misteriosa virtù.
Profonda e imperscrutabile è la
misteriosa virtù
e contrapposta alle creature,
ma alla
fine arriva alla grande conformità.
Tao LXVI - Posporre
se stesso
La ragione per cui fiumi e mari
possono essere
sovrani di cento valli
è che ben se ne tengono al
disotto:
perciò possono essere sovrani di cento valli.
Così
chi vuole stare disopra al popolo
con i detti se ne pone al
disotto,
chi vuol stare davanti al popolo
con la persona ad
esso si pospone.
Per questo il santo
sta disopra ed il popolo
non ne è gravato,
sta davanti ed il popolo non ne è
ostacolato.
Così il mondo gioisce
di sospingerlo innanzi
e mai ne è sazio.
Poiché ei non contende
nessuno
al mondo può muovergli contesa.
Tao LXVII - Le tre cose
preziose
Tutti al mondo dicono che il mio Tao è
grande
ma che sembra non esser simile a nulla.
Proprio perché
è grande
sembra che non sia simile a nulla,
se fosse
simile a qualcosa
l'impaccerebbe la sua piccolezza.
Io ho tre
cose preziose
che mi tengo ben strette e custodisco:
la prima è
la misericordia,
la seconda è la parsimonia,
la terza è
il non ardire d'esser primo nel mondo.
Sono misericordioso e
perciò posso essere intrepido,
sono parsimonioso e perciò
posso essere generoso,
non ardisco d'esser primo nel mondo
e
perciò posso esser capo degli strumenti perfetti.
Oggi si è
intrepidi trascurando la misericordia,
si è generosi
trascurando la parsimonia,
si è primi trascurando di
posporsi.
È la morte!
Chi è misericordioso
nel
guerreggiare è vittorioso,
nel difendere è
saldo.
Quei che il cielo vuol salvare
facendolo misericordioso
lo preserva.
Tao LXVIII - Rendersi eguale al cielo
Chi
ben fa il capitano non è irruente,
chi ben guerreggia non è
impetuoso,
chi ben vince il nemico non dà battaglia,
chi
bene adopera gli uomini se ne pone al di sotto:
questa è la
virtù del non contendere,
questa è la forza
dell'adoprar gli uomini,
questo è rendersi eguale al
Cielo,
il culmine per gli antichi.
Tao LXIX - L'uso del
mistero
Sull'adoperar gli eserciti c'è un detto:
non
oso far da padrone e faccio l'ospite,
non oso avanzar d'un pollice
e indietreggio di un piede.
Questo vuol dire
che non vi sono
truppe da schierare,
che non vi sono braccia da denudare,
che
non vi sono armi da impugnare.
Sventura non v'è maggiore
che osteggiare alla leggera.
Se osteggio alla leggera
son
vicino a perdere quel che m'è più prezioso.
Perciò
quando gli eserciti
si mettono in campagna per scontrarsi,
quello
che è più pietoso vince.
Tao LXX - La difficoltà
d'intendere
Le mie parole facilmente si intendono
e
facilmente si attuano,
ma nessuno al mondo sa intenderle,
nessuno
al mondo sa attuarle.
Le mie parole hanno un progenitore,
le
mie imprese hanno un principe,
ma appunto perché non le
intendono
non intendono me.
Poiché quelli che mi
intendono sono rari
quelli che mi imitano sono da tenere in
pregio.
Per questo il santo indossa rozze vesti
e cela nel seno
la giada.
Tao LXXI - Il difetto della sapienza
Somma
cosa è l'ignoranza del sapiente,
insania è la
sapienza dell'ignorante.
Solo chi si affligge di questa
insania
non è insano.
Il santo non è
insano
perché si affligge di questa insania.
Per questo
non è insano.
Tao LXXII - Aver cura di se
Quando
il popolo non teme la tua autorità
allora sopravviene la
grande autorità.
Non trovare angusto ciò che ti dà
pace,
non disgustarti di ciò che ti fa vivere,
poiché
solo chi non se ne disgusta
non disgusta.
Per questo il
santo
di sé conosce ma di sé non fa mostra,
di sé
ha cura ma di sé non fa pregio.
Perciò respinge
l'uno e preferisce l'altro.
Tao LXXIII - Quel che lascia
agire
Muore chi nell'osare pone il coraggio,
vive chi nel
non osare pone il coraggio:
di questi due l'uno è profitto
e l'altro è danno.
Di quel che il cielo ha in odio
chi
conosce la ragione?
Per questo il santo reputa difficile il
primo.
La Via del Cielo
è di ben vincere senza
contendere,
è di ben suscitar risposta senza parlare,
è
di ben attrarre senza chiamare,
è di ben divisare con
ampiezza.
La rete del Cielo tutto avvolge,
ha maglie larghe ma
nulla ne sfugge.
Tao LXXIV - Reprimere gli inganni
Quando
il popolo non teme di morire
a che vale impaurirlo con la
morte?
Se faccio si che il popolo sempre tema di morire
e quei
che induce in inganno
io possa prenderlo e metterlo a morte,
chi
sarà tanto ardito?
Sempre mandi a morte chi ne ha la
potestà,
mettere a morte in vece di chi ne ha la
potestà
significa maneggiar l'ascia in vece del gran
mastro.
Quelli che maneggian l'ascia in vece del gran
mastro
raramente non si feriscono le mani.
Tao LXXV - I
danni della cupidigia
Il popolo soffre la fame
perché
chi sta sopra divora troppe tasse:
ecco perché soffre la
fame.
Il popolo con difficoltà si governa
perché
chi sta sopra s'affaccenda:
ecco perché con difficoltà
si governa.
Il popolo dà poca importanza alla morte
perché
chi sta sopra cerca l'intensità della vita:
ecco perché
da poca importanza alla morte.
Solo chi non si affaccenda per
vivere
è più saggio di chi la vita tiene in
pregio.
Tao LXXVI - Guardarsi dalla forza
Alla nascita
l'uomo è molle e debole,
alla morte è duro e
forte.
Tutte le creature, l'erbe e le piante
quando vivono son
molli e tenere
quando muoiono son aride e secche.
Durezza e
forza sono compagne della morte,
mollezza e debolezza sono
compagne della vita.
Per questo
chi si fa forte con le armi non
vince,
L'albero che è forte viene abbattuto.
Quel che è
forte e robusto sta in basso,
quel che è molle e debole sta
in alto.
Tao LXXVII - La via del cielo
La Via del
Cielo
come è simile all'armar l'arco!
Quel ch'è
alto viene abbassato,
quel ch'è basso viene
innalzato,
quello che eccede viene ridotto,
quel che difetta
viene accresciuto.
La Via del Cielo
è di diminuire a chi
ha in eccedenza
e di aggiungere a chi non ha a sufficienza.
Non
è così la Via dell'uomo:
ei diminuisce a chi non ha
a sufficienza
per donare a chi ha in eccedenza.
Chi è
capace di donare al mondo
ciò che ha in eccedenza?
Solo
colui che pratica il Tao.
Per questo il santo
opera ma nulla
s'aspetta
compiuta l'opera non rimane,
non vuole mostrare di
eccellere.
Tao LXXVIII - Portare il fardello della
sincerità
Nulla al mondo è più molle e
più debole dell'acqua
eppur nell'abradere ciò che è
duro e forte
nessuno riesce a superarla,
nell'uso nulla può
cambiarla.
La debolezza vince la forza,
la mollezza vince la
durezza:
al mondo non v'è nessuno che non lo sappia,
ma
nessuno v'è che sia capace di attuarlo.
Per questo il santo
dice:
chi prende su di sé le sozzure del regno
è
signore dell'altare della terra e dei grani,
chi prende su di sé
i mali del regno
è sovrano del mondo.
Un detto esatto
che appare contraddittorio.
Tao LXXIX - Ottemperare ai
patti
Se cancelli un'offesa, ma un po' offeso
rimani
ancora, credi che sia un bene?
Se, per contratto, il saggio è
creditore,
dal debitore non esige nulla.
Adempie al proprio
impegno chi è virtuoso;
bada agli impegni altrui chi non è
virtuoso.
La Via del cielo non fa parentele,
ma sta
costantemente con il buono.
Tao LXXX - Isolarsi
Piccoli
regni con pochi abitanti:
arnesi da lavoro in luogo d'uomini
(sian
dieci o cento) il popolo non usi.
Tema la morte e fuori non
emigri.
Se anche vi son navigli e vi son carri,
il popolo non
tenti di salirvi;
se anche vi son corrazze e vi son armi,
mai e
poi mai le tiri fuori il popolo.
E ritorni ad usar nodi di
corda;
e trovi gusto in cibi e vesti suoi;
ed ami la sua casa,
i suoi costumi.
Se stati vi vedessero vicini
tanto che cani e
galli se ne udissero,
invecchino così, fino alla morte
quei
due popoli: senza alcun contatto.
Tao LXXXI - L'emersione del
naturale
Parole autentiche non sono adorne;
parole adorne
autentiche non sono.
Colui che è buono, non sfoggia
parole,
e chi sfoggia parole, non è buono.
Chi sa di
tutto, certo non è saggio;
né chi è saggio,
di certo, sa di tutto.
Il vero saggio per sé non
provvede:
se si spende negli altri, per sé acquista;
e,
più dona, più ottiene per se stesso.
La Via del
cielo aiuta, non fa danni;
la Via del saggio agisce senza lotta.
Lao-Tsen
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