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PERSONAGGI CONTENPORANEI E NON 3
 

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Personaggi contemporanei e non. Aforismi di grandi pensatori del passato, filosofi, frasi celebri di personaggi contemporanei famosi.
  
Personaggi contemporanei e non. Pag. 3


Meneco, mai si e' troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicita'. A qualsiasi eta' e' bello occuparsi del benessere dell'animo nostro. - Epicuro -

Nulla e' difficile a chi ama. - Cicerone -

Niente e' impossibile a chi pratica la contemplazione. Con la contemplazione si diventa padroni dell'universo. - Lao-Tsen -

Domandate il parere ai due tempi: all'antico, su cio' che e' meglio; al recente su cio' che e' piu' adatto. - Bacon -

Dev'essere proposito eguale dell'insegnante e del discepolo: che uno voglia giovare, e l'altro apprendere. - Seneca -

Vivere nei cuori che lasciamo dietro di noi non e' morire. - T. Campbell -

L'amore che e' un fanciullo, si ostina a volere cio' che gli e' vietato. - P. Du Ryer -

Le ricchezze in mano al sapiente servono, in mano ad uno stolto comandano. - Seneca -

Il coraggio non deve dar diritti per soperchiare il debole. - Ugo Foscolo -

Il tranello dell'infelicita' sta qui: il volere come mio qualcosa che e' desiderato proprio in quanto altrui. - Silvio Ceccato -

Amore e signoria non soffron compagnia. - Lucano -

Non prestare, regala; quando sarai morto, chi ti dira' grazie? - E.M. Forster -

A raccontare i propri mali, spesso vi si porta sollievo. - Pierre Corneille -

L'animo umano desidera i beni perduti, e tutto si volge ai ricordi del passato. - Petronio Arbitro -

La violenza e' un metodo di lotta inferiore, brutale, illusorio sopratutto, figlio di debolezza, fonte di debolezza, malgrado, anzi in ragione dei suoi effimeri trionfi. - Filippo Turati -

Le conseguenze della collera sono molto piu' gravi delle sue cause. - Marco Aurelio -

Il povero fa piu' bene al ricco accettando la sua carita', di quello che faccia il ricco al povero offrendogliela. - Talmud -

Le disgrazie della fanciullezza si ripercuotono sulla vita intera e lasciano al cuore dell'uomo una fonte inesauribile di malinconia. - P. Brulat -

E bella la goccia di rugiada sul filo d'erba, e non troppo piccina, se e' anche uno specchio del grande sole. - Ruckert -

Non v'e' dovere per sacro e solenne che sia, che l'avarizia non soglia calpestare e violare. - Cicerone -

Ma e' davvero raro che ci si lasci in buona armonia, perche', se si fosse in buona armonia, non ci si lascerebbe. - Marcel Proust -

L' ansia puo' essere determinata da svariati eventi che hanno un elemento comune: vi e' sempre una discrepanza tra le capacita' dell' individuo e cio' che si esige da lui. - K. Goldstein -

Io tento una vita: ognuno si scalza e vacilla in ricerca. - Salvatore Quasimodo -

La memoria e' tesoro e custode di tutte le cose. - Cicerone -

Fortemente opera chi puo' viver povero. - Marziale -

Non si conosce abbastanza tutto il male che una sola parola puo' fare a se' e agli altri: male quasi sempre irreparabile. - Lamennais -

All'avarizia manca ogni cosa. - P. Siro -

Il soverchio rigore nel giudicare - spesso -

e' una grande ingiustizia. - Cicerone -

E' un errore pensare che la differenza tra la saggezza e la follia abbia qualcosa a che fare con la differenza tra la vecchiaia e la giovinezza. - G.B. Shaw -

Non c'e' cosa tanto avversa in cui un animo giusto non sappia trovare qualche consolazione. - Seneca -

Uomo non educato dal dolore riman sempre bambino. - N. Tommaseo -

Labile e' il ricordo dei benefici ricevuti; tenace quello delle ingiurie. - Seneca -

Ci annoiamo, perche' ci divertiamo troppo. - H. Maret -

Se vuoi sposar bene, sposa una tua pari. - Ovidio -

La noia e' una tristezza senza amore. - N. Tommaseo -

L'equanimita' e' ottimo conforto nelle sventure. - Plauto -

L' ansia puo' essere determinata da svariati eventi che hanno un elemento comune: vi e' sempre una discrepanza tra le capacita' dell' individuo e cio' che si esige da lui. - K. Goldstein -

Un uomo puo' avere due volte vent'anni, senz'averne quaranta. - Vitaliano Brancati -

Chi poco ha, caro tiene. - Verga -

Molte cose non osiamo non perche' sono difficili, ma sono difficili perche' non osiamo. - Seneca -

Nulla puo' far danno a un uomo buono, ne' in vita ne' dopo la morte. - Socrate -

La bonta' e' l'unico investimento che non fallisce mai. - Thoureau -

Tao XXI - Svuotare il cuore

Il contenere di chi ha la virtù del vuoto
solo al Tao s'adegua.
Per le creature il Tao
è indistinto e indeterminato.
Oh, come indeterminato e indistinto
nel suo seno racchiude le immagini!
Oh, come indistinto e indeterminato
nel suo seno racchiude gli archetipi!
Oh, come profondo e misterioso
nel suo seno racchiude l'essenza dell'essere!
Questa essenza è assai genuina
nel suo seno ne racchiude la conferma.
Dai tempi antichi sino ad oggi
il suo nome non passa
e così acconsente a tutti gli inizi.
Da che conosco il modo di tutti gli inizi?
Da questo.

Tao XXII - L'umiltà che eleva

Se ti pieghi ti conservi,
se ti curvi ti raddrizzi,
se t'incavi ti riempi,
se ti logori ti rinnovi,
se miri al poco ottieni
se miri al molto resti deluso.
Per questo il santo preserva l'Uno
e diviene modello al mondo.
Non da sé vede perciò è illuminato,
non da se s'approva perciò splende,
non da sé si gloria perciò ha merito,
non da sé s'esalta perciò a lungo dura.
Proprio perché non contende
nessuno al mondo può muovergli contesa.
Quel che dicevano gli antichi:
se ti pieghi ti conservi,
erano forse parole vuote?
In verità, integri tornavano.

Tao XXIII - Il vuoto non-essere

Il parlar dell'Insonoro è spontaneità.
Per questo
un turbine di vento non dura una mattina,
un rovescio di pioggia non dura una giornata.
Chi opera queste cose?
Il Cielo e la Terra.
Se perfino il Cielo e la Terra non possono persistere
tanto più lo potrà l'uomo?
Perciò compi le tue imprese come il Tao.
Chi si dà al Tao s'immedesima col Tao,
chi si dà alla virtù s'immedesima con la virtù,
chi si dà alla perdita s'immedesima con la perdita.
Chi s'immedesima col Tao
nel Tao si rallegra d'ottenere,
chi s'immedesima con la virtù
nella virtù si rallegra d'ottenere,
chi s'immedesima con la perdita
nella perdita si rallegra d'ottenere.
Quando la sincerità vien meno
si ha l'insincerità.

Tao XXIV - La penosa benignità

Chi sta sulla punta dei piedi non si tiene ritto,
chi sta a gambe larghe non cammina,
chi da sé vede non è illuminato,
chi da sé s'approva non splende,
chi da sé si gloria non ha merito,
chi da sé s'esalta non dura a lungo.
Nel Tao queste cose sono avanzumi ed escrescenze,
che le creature hanno sempre detestati.
Per questo non rimane chi pratica il Tao.

Tao XXV - Raffigura l'origine

C'è un qualcosa che completa nel caos,
il quale vive prima del Cielo e della Terra.
Come è silente, come è vacuo!
Se ne sta solingo senza mutare,
ovunque s'aggira senza correr pericolo,
si può dire la madre di ciò che è sotto il cielo.
Io non ne conosco il nome
e come appellativo lo dico Tao,
sforzandomi a dargli un nome lo dico Grande.
Grande ovvero errante,
errante ovvero distante,
distante ovvero tornante.
Perciò
il Tao è grande,
il Cielo è grande,
la Terra è grande
ed anche il sovrano è grande.
Nell'universo vi sono quattro grandezze
ed il sovrano sta in una di esse.
L'uomo si conforma alla Terra,
la Terra si conforma al Cielo,
il Cielo si conforma al Tao,
il Tao si conforma alla spontaneità.
- Lao-Tsen -


Tao LXIII - L'inizio favorevole

Pratica il non agire,
imprendi il non imprendere,
assapora l'insapore,
considera grande il piccolo e molto il poco,
ripaga il torto con la virtù.
Progetta il difficile nel suo facile,
opera il grande nel suo piccolo:
le imprese più difficili sotto il cielo
certo cominciano nel facile,
le imprese più grandi sotto il cielo
certo cominciano nel piccolo.
Per questo il santo non opera il grande
e così può completare la sua grandezza.
Chi promette alla leggera trova scarso credito,
chi reputa tutto facile trova tutto difficile.
Per questo al santo tutto pare difficile
e così nulla gli è difficile.

Tao LXIV - Attenersi al piccolo

Quello che è fermo con facilità si trattiene,
quello che non è cominciato con facilità si divisa,
quello che è fragile con facilità si spezza,
quello che è minuto con facilità si disperde:
opera quando ancora non è in essere,
ordina quando ancora non è in disordine.
Un albero che a braccia aperte si misura
nasce da un minuscolo arboscello,
una torre di nove piani
comincia con un cumulo di terra,
un viaggio di mille li
principia da sotto il piede.
Chi governa corrompe,
chi dirige svia.
Per questo il santo
non governa e perciò non corrompe,
non dirige e perciò non svia.
La gente nel condurre le proprie imprese
sul punto di compierle sempre le guasta,
se curasse la fine come il principio
allora non vi sarebbero imprese guaste.
Per questo il santo
brama quello che non è bramato
e non pregia i beni che con difficoltà si ottengono,
studia quello che non viene studiato
e ritorna su quello che gli altri han travalicato.
Per favorire la spontaneità delle creature
non osa agire.

Tao LXV - La pura virtù

In antico chi ben praticava il Tao
con esso non rendeva perspicace il popolo,
ma con esso si sforzava di renderlo ottuso:
il popolo con difficoltà si governa
poiché la sua sapienza è troppa.
Perciò governare il regno con la sapienza
è la rovina del regno,
governare il regno non con la sapienza
è la prosperità del regno.
Chi sa queste due cose diviene simile al modello,
saper divenire simile al modello
è la misteriosa virtù.
Profonda e imperscrutabile è la misteriosa virtù
e contrapposta alle creature,
ma alla fine arriva alla grande conformità.

Tao LXVI - Posporre se stesso

La ragione per cui fiumi e mari
possono essere sovrani di cento valli
è che ben se ne tengono al disotto:
perciò possono essere sovrani di cento valli.
Così chi vuole stare disopra al popolo
con i detti se ne pone al disotto,
chi vuol stare davanti al popolo
con la persona ad esso si pospone.
Per questo il santo
sta disopra ed il popolo non ne è gravato,
sta davanti ed il popolo non ne è ostacolato.
Così il mondo gioisce
di sospingerlo innanzi e mai ne è sazio.
Poiché ei non contende
nessuno al mondo può muovergli contesa.

Tao LXVII - Le tre cose preziose

Tutti al mondo dicono che il mio Tao è grande
ma che sembra non esser simile a nulla.
Proprio perché è grande
sembra che non sia simile a nulla,
se fosse simile a qualcosa
l'impaccerebbe la sua piccolezza.
Io ho tre cose preziose
che mi tengo ben strette e custodisco:
la prima è la misericordia,
la seconda è la parsimonia,
la terza è il non ardire d'esser primo nel mondo.
Sono misericordioso e perciò posso essere intrepido,
sono parsimonioso e perciò posso essere generoso,
non ardisco d'esser primo nel mondo
e perciò posso esser capo degli strumenti perfetti.
Oggi si è intrepidi trascurando la misericordia,
si è generosi trascurando la parsimonia,
si è primi trascurando di posporsi.
È la morte!
Chi è misericordioso
nel guerreggiare è vittorioso,
nel difendere è saldo.
Quei che il cielo vuol salvare
facendolo misericordioso lo preserva.

Tao LXVIII - Rendersi eguale al cielo

Chi ben fa il capitano non è irruente,
chi ben guerreggia non è impetuoso,
chi ben vince il nemico non dà battaglia,
chi bene adopera gli uomini se ne pone al di sotto:
questa è la virtù del non contendere,
questa è la forza dell'adoprar gli uomini,
questo è rendersi eguale al Cielo,
il culmine per gli antichi.

Tao LXIX - L'uso del mistero

Sull'adoperar gli eserciti c'è un detto:
non oso far da padrone e faccio l'ospite,
non oso avanzar d'un pollice e indietreggio di un piede.
Questo vuol dire
che non vi sono truppe da schierare,
che non vi sono braccia da denudare,
che non vi sono armi da impugnare.
Sventura non v'è maggiore che osteggiare alla leggera.
Se osteggio alla leggera
son vicino a perdere quel che m'è più prezioso.
Perciò quando gli eserciti
si mettono in campagna per scontrarsi,
quello che è più pietoso vince.

Tao LXX - La difficoltà d'intendere

Le mie parole facilmente si intendono
e facilmente si attuano,
ma nessuno al mondo sa intenderle,
nessuno al mondo sa attuarle.
Le mie parole hanno un progenitore,
le mie imprese hanno un principe,
ma appunto perché non le intendono
non intendono me.
Poiché quelli che mi intendono sono rari
quelli che mi imitano sono da tenere in pregio.
Per questo il santo indossa rozze vesti
e cela nel seno la giada.

Tao LXXI - Il difetto della sapienza

Somma cosa è l'ignoranza del sapiente,
insania è la sapienza dell'ignorante.
Solo chi si affligge di questa insania
non è insano.
Il santo non è insano
perché si affligge di questa insania.
Per questo non è insano.

Tao LXXII - Aver cura di se

Quando il popolo non teme la tua autorità
allora sopravviene la grande autorità.
Non trovare angusto ciò che ti dà pace,
non disgustarti di ciò che ti fa vivere,
poiché solo chi non se ne disgusta
non disgusta.
Per questo il santo
di sé conosce ma di sé non fa mostra,
di sé ha cura ma di sé non fa pregio.
Perciò respinge l'uno e preferisce l'altro.

Tao LXXIII - Quel che lascia agire

Muore chi nell'osare pone il coraggio,
vive chi nel non osare pone il coraggio:
di questi due l'uno è profitto e l'altro è danno.
Di quel che il cielo ha in odio
chi conosce la ragione?
Per questo il santo reputa difficile il primo.
La Via del Cielo
è di ben vincere senza contendere,
è di ben suscitar risposta senza parlare,
è di ben attrarre senza chiamare,
è di ben divisare con ampiezza.
La rete del Cielo tutto avvolge,
ha maglie larghe ma nulla ne sfugge.

Tao LXXIV - Reprimere gli inganni

Quando il popolo non teme di morire
a che vale impaurirlo con la morte?
Se faccio si che il popolo sempre tema di morire
e quei che induce in inganno
io possa prenderlo e metterlo a morte,
chi sarà tanto ardito?
Sempre mandi a morte chi ne ha la potestà,
mettere a morte in vece di chi ne ha la potestà
significa maneggiar l'ascia in vece del gran mastro.
Quelli che maneggian l'ascia in vece del gran mastro
raramente non si feriscono le mani.

Tao LXXV - I danni della cupidigia

Il popolo soffre la fame
perché chi sta sopra divora troppe tasse:
ecco perché soffre la fame.
Il popolo con difficoltà si governa
perché chi sta sopra s'affaccenda:
ecco perché con difficoltà si governa.
Il popolo dà poca importanza alla morte
perché chi sta sopra cerca l'intensità della vita:
ecco perché da poca importanza alla morte.
Solo chi non si affaccenda per vivere
è più saggio di chi la vita tiene in pregio.

Tao LXXVI - Guardarsi dalla forza

Alla nascita l'uomo è molle e debole,
alla morte è duro e forte.
Tutte le creature, l'erbe e le piante
quando vivono son molli e tenere
quando muoiono son aride e secche.
Durezza e forza sono compagne della morte,
mollezza e debolezza sono compagne della vita.
Per questo
chi si fa forte con le armi non vince,
L'albero che è forte viene abbattuto.
Quel che è forte e robusto sta in basso,
quel che è molle e debole sta in alto.

Tao LXXVII - La via del cielo

La Via del Cielo
come è simile all'armar l'arco!
Quel ch'è alto viene abbassato,
quel ch'è basso viene innalzato,
quello che eccede viene ridotto,
quel che difetta viene accresciuto.
La Via del Cielo
è di diminuire a chi ha in eccedenza
e di aggiungere a chi non ha a sufficienza.
Non è così la Via dell'uomo:
ei diminuisce a chi non ha a sufficienza
per donare a chi ha in eccedenza.
Chi è capace di donare al mondo
ciò che ha in eccedenza?
Solo colui che pratica il Tao.
Per questo il santo
opera ma nulla s'aspetta
compiuta l'opera non rimane,
non vuole mostrare di eccellere.

Tao LXXVIII - Portare il fardello della sincerità

Nulla al mondo è più molle e più debole dell'acqua
eppur nell'abradere ciò che è duro e forte
nessuno riesce a superarla,
nell'uso nulla può cambiarla.
La debolezza vince la forza,
la mollezza vince la durezza:
al mondo non v'è nessuno che non lo sappia,
ma nessuno v'è che sia capace di attuarlo.
Per questo il santo dice:
chi prende su di sé le sozzure del regno
è signore dell'altare della terra e dei grani,
chi prende su di sé i mali del regno
è sovrano del mondo.
Un detto esatto che appare contraddittorio.

Tao LXXIX - Ottemperare ai patti

Se cancelli un'offesa, ma un po' offeso
rimani ancora, credi che sia un bene?
Se, per contratto, il saggio è creditore,
dal debitore non esige nulla.
Adempie al proprio impegno chi è virtuoso;
bada agli impegni altrui chi non è virtuoso.
La Via del cielo non fa parentele,
ma sta costantemente con il buono.

Tao LXXX - Isolarsi

Piccoli regni con pochi abitanti:
arnesi da lavoro in luogo d'uomini
(sian dieci o cento) il popolo non usi.
Tema la morte e fuori non emigri.
Se anche vi son navigli e vi son carri,
il popolo non tenti di salirvi;
se anche vi son corrazze e vi son armi,
mai e poi mai le tiri fuori il popolo.
E ritorni ad usar nodi di corda;
e trovi gusto in cibi e vesti suoi;
ed ami la sua casa, i suoi costumi.
Se stati vi vedessero vicini
tanto che cani e galli se ne udissero,
invecchino così, fino alla morte
quei due popoli: senza alcun contatto.

Tao LXXXI - L'emersione del naturale

Parole autentiche non sono adorne;
parole adorne autentiche non sono.
Colui che è buono, non sfoggia parole,
e chi sfoggia parole, non è buono.
Chi sa di tutto, certo non è saggio;
né chi è saggio, di certo, sa di tutto.
Il vero saggio per sé non provvede:
se si spende negli altri, per sé acquista;
e, più dona, più ottiene per se stesso.
La Via del cielo aiuta, non fa danni;
la Via del saggio agisce senza lotta.

Lao-Tsen