Personaggi contemporanei e non. Aforismi di grandi pensatori del passato, filosofi, frasi celebri di personaggi contemporanei famosi.
Personaggi contemporanei e non.
La felicita' non e' nelle cose, ma negli uomini: chi l'ha dentro la trova subito nelle piccole cose, chi non l'ha la cerca invano nelle grandi.
- S.Farina -
Non sono le cose a turbare gli uomini, ma i giudizi sulle cose.
- Epitteto -
L'apparizione di un grande artista e' un avvenimento che desta grande stupore, incredulita' e sgomento, quasi una minaccia al quieto equilibrio del mondo, all'ordine consacrato delle cose.
- Vittorio Sgarbi -
Non dobbiamo considerar felice la vita quando abbiam modo di allontanare un male, ma quando possiamo acquistare un bene. - Cicerone -
Che c'e' di piu' duro d'una pietra e di piu' molle dell'acqua? Eppure la molle acqua scava la dura pietra. - Ovidio -
La demenza non puo' riconoscere se' stessa, nello stesso modo con cui la cecita' non puo' vedersi. - Apuleio -
I dolori leggeri concedono di parlare; i grandi dolori rendono muti. - Seneca -
Il bene non si apprezza prima di averlo perduto. - Herder -
Niente e' piu' brutto di una parola d'amore pronunciata freddamente da una bocca annoiata. - Nagib Mahfuz -
Sembra di esser meno disgraziati, quando non si e' soli a soffrire. - Voltaire -
Guarda che l'ozio corrompe il corpo dei pigri, come si corrompono le acque che non si muovono. - Ovidio -
Il vero mistero del mondo e' cio' che si vede e non l'invisibile. - Oscar Wilde -
Chi va oltre mare muta cielo, non animo. - Orazio -
Quelli che si lamentano di piu', sono quelli che soffrono meno. - Tacito -
La calunnia e' come una moneta falsa. Molte persone che sarebbero incapaci di averla emessa, la fanno circolare senza scrupolo. - Comtesse Diane -
Presto si pente chi giudica con fretta. - P. Siro -
La memoria ti diminuisce, se non la eserciti. - Cicerone -
Vi sono certe cose in cui una donna vede sempre piu' a fondo, che cento occhi di uomini. - G.E. Lessing -
E' difficile ritenere quello che hai imparato, senza l'esercizio. - Plinio -
Le ultime considerazioni, dicono, sono piu' sagge delle prime. - Cicerone -
La vita dei morti sta nella memoria dei vivi. - Cicerone -
Solo chi cadde puo' dare altrui l'edificante spettacolo del rialzarsi. - A. Graf -
Senza il necessario equilibrio, i cinque colori guastano gli occhi; le cinque note assordano l' udito; i cinque sapori nauseano il palato. Le gare e le battute di caccia imbestialiscono l'uomo; i beni rari ad aversi gli logorano la vita. Percio' il saggio bada all'equilibrio e non si cura dell' apparenza esterna. Rifiuta questa e cura il primo. - TAO-TE CHING -
Lao-Tsen -
Giustizia senza prudenza puo' molto, ma prudenza senza giustizia non vale a nulla. - Cicerone -
E' umano amare, ed e' ancor piu' umano il perdonare. - Plauto -
Nulla infonde piu' coraggio al pauroso che la paura altrui. - Umberto Eco -
Piu' che vergognarti di confessare la tua ignoranza, vergognati di insistere in una sciocca discussione che la rivela. - Eliz. Joceline -
L'amore? prima sono parolone, mentre dura sono paroline, e dopo sono parolacce. - E. Pailleron -
L'amicizia fra un uomo e una donna e' sempre un poco erotica, anche se inconsciamente. - J.L. Borges -
L'apparenza fisica dell'essere che vediamo e' da noi colmata di tutte le nozioni che abbiamo su di lui, e nell'aspetto totale che ci rappresentiamo, queste nozioni sono certo prevalenti. - Marcel Proust -
Un uomo non dovrebbe mai vergognarsi di confessare d'aver avuto torto, il che equivale a dire, in altre parole, che oggi e' piu' saggio di ieri. - Swift -
Chi legge sa molto; ma chi osserva sa ancora di piu'. - A. Dumas -
L'ozio e' l'incudine sulla quale tutti i peccati vengono foggiati. - Anonimo -
Mentre parlo, l'ora fugge. - Ovidio -
La paura e' sempre inclinata a veder le cose piu' brutte di quel che sono. - Livio -
Non desiderare, ma anche non temere la morte. - Marziale -
La scienza procede a passi, non a salti. - Macaulay -
Oh! verso l'immortale o Vol dello spirito il senso ha corte l'ale. - Goethe -
Le cose naturali non sono turpi. - Proverbio antico -
Nessuno divento' sapiente per puro caso. - Seneca -
La poverta' spinge l'uomo a tentar molte cose. - P. Siro -
Non per la scuola, ma per la vita s'impara.
Qual e' il miglior governo? Quello che ci insegna a governarci da soli. - J.W. Goethe -
Se vuoi salire fino al cielo, devi scendere fino a chi soffre e dare la mano al povero. - Anonimo -
La generosita' consiste meno nel dare molto che nel dare a proposito. - La Bruyere -
Come arrivano lontano i raggi di quella piccola candela: cosi' splende una buona azione in un mondo malvagio. - Shakespeare -
I fanciulli sono continuamente ebbri: ebbri di vivere. - P.J. Toulet -
Vivere a lungo e' desiderio quasi di tutti, ma vivere bene e' l'ambizione di pochi. - J. Hughes -
Il mondo non si mantiene che per il fiato dei bambini. - Talmud -
E' lieto soltanto chi puo' dare. - Goethe -
La maniera di dare val di piu' di cio' che si da'. - P. Corneille -
L'opera umana piu' bella e' di essere utile al prossimo. - Sofocle -
Tao - L'utilità del
non-essere
Trenta raggi si uniscono in un solo mozzo
e nel suo
non-essere si ha l'utilità del carro,
s'impasta l'argilla per fare un
vaso
e nel suo non-essere si ha l'utilità del vaso,
s'aprono porte e
finestre per fare una casa
e nel suo non-essere si ha l'utilità della
casa.
Perciò l'essere costituisce l'oggetto
e il non-essere
costituisce l'utilità.
XII - Reprimere le brame
I
cinque colori fan sì che s'acciechi l'occhio dell'uomo,
le cinque note
fan sì che s'assordi l'orecchio dell'uomo,
i cinque sapori fan sì che
falli la bocca dell'uomo,
la corsa e la caccia fan sì che s'imbesti il
cuore dell'uomo,
i beni che con difficoltà si ottengono
fan sì che
sia dannosa la condotta dell'uomo.
Per questo il santo
è per il
ventre e non per l'occhio.
Perciò respinge l'uno e preferisce
l'altro.
Tao XIII - Respingere la
vergogna
Favore e sfavore fanno paura,
pregiar la propria
persona è gran sventura.
Che significa
favore e sfavore fan
paura?
Il favore è un abbassarsi:
nell'ottenerlo s'ha paura,
di
perderlo s'ha paura.
Questo significa
favore e sfavore fan
paura.
Che significa
pregiar la propria persona è gran
sventura?
La ragione per cui ho gran sventura
è che tengo alla mia
persona,
se non tenessi alla mia persona
quale sventura
avrei?
Per questo
a chi di sé fa pregio a pro del mondo
si può
affidare il mondo,
a chi di sé ha cura a pro del mondo
si può
confidare il mondo.
Tao XIV - Introduce al mistero
A
guardarlo non lo vedi,
di nome è detto l'Incolore.
Ad ascoltarlo non
lo odi,
di nome è detto l'Insonoro.
Ad afferrarlo non lo
prendi,
di nome è detto l'Informe.
Questi tre non consentono di
scrutarlo a fondo,
ma uniti insieme formano l'Uno.
Non è splendente
in alto
non è oscuro in basso,
nel suo volversi incessante non gli
puoi dar nome
e di nuovo si riconduce all'immateriale.
È la figura
che non ha figura,
l'immagine che non ha materia:
è l'indistinto e
l'indeterminato.
Ad andargli incontro non ne vedi l'inizio,
ad
andargli appresso non ne vedi la fine.
Attieniti fermamente all'antico
Tao
per guidare gli esseri di oggi
e potrai conoscere il principio
antico.
È questa l'orditura del Tao.
Tao XV - Appalesa la
virtù
Quelli che in antico eccellevano come adepti del
Tao
penetravano l'arcano e comunicavano col mistero,
erano profondi
da non poter essere compresi.
Proprio perché non possono essere
compresi
io mi sforzerò di darne i tratti.
Irresoluti erano come
chi d'inverno guada un fiume,
guardinghi erano come chi teme i vicini
ai quattro lati,
rispettosi erano come chi è ospite,
frammentati
erano come ghiaccio che si va fondendo,
schietti erano come legno non
ancora sgrossato,
vuoti erano come valli,
torbidi erano come acqua
motosa.
Chi è capace d'esser motoso
per fare illimpidire piano piano
riposando?
Chi è capace d'esser placido
per far vivere pian piano
rimuovendo a lungo?
Chi s'attiene a questa Via
non brama d'esser
pieno,
e proprio perché non si riempie
può starsene nell'ombra senza
innovar l'antico.
- Lao-Tsen -
Tao XXVI - L'occulto e il palese
Quei
che vuoi che si contragga
devi farlo espandere,
quei che vuoi
che s'indebolisca
devi farlo rafforzare,
quei che vuoi che
rovini
devi farlo prosperare,
a quei che vuoi che sia
tolto
devi dare.
Questo è l'occulto e il
palese.
Mollezza e debolezza vincono durezza e forza.
Al pesce
non conviene abbandonar l'abisso,
gli strumenti profittevoli al
regno
non conviene mostrarli al popolo.
Tao XXVII -
Esercitare il governo
Il Tao in eterno non agisce
e nulla
v'è che non sia fatto.
Se principi e sovrani fossero capaci
d'attenervisi,
le creature da sé si
trasformerebbero.
Quelli che per trasformarle bramassero
operare
io li acquieterei
con la semplicità di quel che
non ha nome
anch'esse non avrebbero brame,
quando non han brame
stanno quiete
e il mondo da sé s'assesta.
Tao XXVIII
- Espone la virtù
La virtù somma non si fa
virtù
per questo ha virtù,
la virtù
inferiore non manca di farsi virtù
per questo non ha
virtù.
La virtù somma non agisce
ma non ha
necessità di agire,
la virtù inferiore agisce
ma
ha necessità di agire.
La somma carità agisce
ma
non ha necessità di agire,
la somma giustizia agisce
ma
ha necessità di agire,
il sommo rito agisce
e se non
viene corrisposto
si denuda le braccia e trascina a forza.
Fu
così che
perduto il Tao venne poi la virtù,
perduta
la virtù venne poi la carità,
perduta la carità
venne poi la giustizia,
perduta la giustizia venne poi il rito:
il
rito è labilità della lealtà e della sincerità
e
foriero di disordine.
Chi per primo conosce è fior nel
Tao
e principio di ignoranza.
Per questo l'uomo grande
resta
in ciò che è solido
e non si sofferma in ciò
che è labile,
resta nel frutto
e non si sofferma nel
fiore.
Perciò respinge l'uno e preferisce l'altro.
Tao
XXIX - Uniformarsi al fondamento
In principio questi ottenner
l'Uno:
il Cielo l'ottenne e per esso fu puro,
la Terra
l'ottenne e per esso fu tranquilla,
gli esseri sovrannaturali
l'ottennero
e per esso furono potenti,
la valle l'ottenne e per
esso fu ricolma,
le creature l'ottennero e per esso
vissero,
principi e sovrani l'ottennero
e per esso furon retti
nel governare il mondo.
Costoro ne furono resi perfetti.
Se il
Cielo non fosse puro per esso
temerebbe di squarciarsi,
se la
Terra non fosse tranquilla per esso
temerebbe di fendersi,
se
gli esseri sovrannaturali non fossero potenti per esso
temerebbero
d'annullarsi,
se la valle non fosse ricolma per esso
temerebbe
d'inaridirsi,
se le creature non vivessero per esso
temerebbero
di spegnersi,
se principi e sovrani non fossero nobili e alti per
esso
temerebbero di cadere.
Il nobile ha per fondamento il
vile,
l'alto ha per basamento il basso.
Perciò quando
principi e sovrani chiamano sé stessi
l'orfano, lo scarso
di virtù, l'incapace,
non è perché
considerano lor fondamento il vile?
Ahimé, no!
Quando
hai finito d'enumerare le parti del carro
ancor non hai il
carro.
Non voler essere pregiato come giada
né spregiato
come pietra.
Tao XL - Dove andare e che adoperare
Il
tornare è il movimento del Tao,
la debolezza è quel
che adopra il Tao.
Le diecimila creature che sono sotto il
cielo
hanno vita dall'essere,
l'essere ha vita dal
non-essere.
Tao XLI - Equipara le diversità
Quando
il gran dotto apprende il Tao
lo pratica con tutte le sue
forze,
quando il medio dotto apprende il Tao
or lo conserva ed
or lo perde,
quando l'infimo dotto apprende il Tao
se ne fa
grandi risate:
se non fosse deriso non sarebbe degno d'essere il
Tao.
Perciò motti invalsi dicono:
illuminarsi nel Tao è
come ottenebrarsi,
avanzare nel Tao è come
regredire,
spianarsi nel Tao è come incavarsi,
la virtù
somma è come valle,
il gran candore è come
ignominia,
la virtù vasta è come insufficienza,
la
virtù salda è come esser volgo,
la naturale
genuinità è come sbiadimento,
il gran quadrato non
ha angoli,
il gran vaso tardi si completa,
il gran suono è
una sonorità insonora,
la grande immagine non ha forma.
Il
Tao è nascosto e senza nome,
ma proprio perché è
il Tao
ben impresta e completa.
Tao XLII - Le
trasformazioni del Tao
Il Tao generò l'Uno,
l'Uno
generò il Due,
il Due generò il Tre,,
il Tre
generò le diecimila creature.
Le creature voltano le spalle
allo yin
e volgono il volto allo yang,
il ch'i infuso le rende
armoniose.
Ciò che l'uomo detesta
è d'essere
orfano, scarso di virtù, incapace,
eppur sovrani e duchi se
ne fanno appellativi.
Perciò tra le creature
taluna
diminuendosi s'accresce,
taluna accrescendosi si diminuisce.
Ciò
che gli altri insegnano
anch'io l'insegno:
quelli che fan
violenza non muoiono di morte
naturale.
Di questo farò
l'avvio del mio insegnamento.
Tao XLIII - Lo strumento
universale
Ciò che v'è di più molle al
mondo
assoggetta ciò che v'è di più duro al
mondo,
quel che non ha esistenza
penetra là dove non
sono interstizi.
Da questo so che v'è profitto nel non
agire.
All'insegnamento non detto,
al profitto del non
agire,
pochi di quelli che sono sotto il cielo arrivano.
Tao
XLIV - Il fermo ammonimento
Tra fama e persona che è
più caro?
Tra persona e beni che è più
importante?
Tra acquistare e perdere che è più
penoso?
Per questo
chi ardentemente brama certo assai
sperpera,
chi molto accumula certo assai perde.
Chi sa
accontentarsi non subisce oltraggio,
chi sa contenersi non corre
pericolo
e può durare a lungo.
Tao XLV - L'immensa
virtù
La grande completezza è come
spezzettamento
che nell'uso non si rompe,
la grande pienezza è
come vuotezza
che nell'uso non si esaurisce,
la grande
dirittura è come sinuosità,
la grande abilità
è come inettitudine,
la grande eloquenza è come
balbettio.
L'agitazione finisce nell'algore,
la quiete finisce
nel calore:
la pura quiete è la regola del mondo.
Tao
XLVI - Esser parco nelle brame
Quando nel mondo vige il Tao
i
cavalli veloci sono mandati a concimare i campi,
quando nel mondo
non vige il Tao
i cavalli da battaglia vivono ai confini.
Colpa
non v'è più grande
che secondar le brame,
sventura
non v'è più grande
che non saper
accontentarsi,
difetto non v'è più grande
che
bramar d'acquistare.
Quei che conosce la contentezza
dell'accontentarsi
sempre è contento.
Tao LXVII -
Scrutare ciò che é lontano
Senza uscir dalla
porta
conosci il mondo,
senza guardar dalla finestra
scorgi
la Via del Cielo.
Più lungi te ne vai meno conosci.
Per
questo il santo
non va dattorno eppur conosce,
non vede e più
discerne,
non agisce eppur completa.
Tao XLVIII - Obliare
la sapienza
Chi si dedica allo studio ogni dì
aggiunge,
chi pratica il Tao ogni dì toglie,
toglie ed
ancor toglie
fino ad arrivare al non agire:
quando non agisce
nulla v'è che non sia fatto.
Quei che regge il mondo
sempre
lo faccia senza imprendere,
se poi imprende
non è atto a
reggere il mondo.
Tao XLIX - Confidare nella virtù
Il
santo non ha un cuore immutabile,
ha per cuore il cuore dei cento
cognomi.
Per me è bene ciò che hanno di buono,
ed
è bene anche ciò che hanno di non buono,
la virtù
li rende buoni;
per me è sincerità ciò che
hanno di sincero,
ed è sincerità anche ciò
che hanno di non sin
cero,
la virtù li rende sinceri.
Il
santo sta nel mondo tutto timoroso
e per il mondo rende promiscuo
il suo cuore.
I cento cognomi in lui affiggono occhi e orecchi
e
il santo li tratta come fanciulli.
Tao L - Tenere in pregio la
vita
Uscire è vivere, entrare è morire.
Seguaci
della vita sono tre su dieci,
seguaci della morte sono tre su
dieci,
gli uomini che la vita
tramutano in disposizione alla
morte
son pur essi tre su dieci.
Per qual motivo?
Perché
vivono l'intensità della vita.
Or io ho appreso che chi ben
nutre la vita
va per deserti senza incontrar rinoceronti e
tigri,
va tra gli eserciti senza indossar corazza e arme:
il
rinoceronte non ha dove infilzare il corno,
la tigre non ha dove
affondar l'artiglio,
il guerriero non ha dove immergere la
spada.
Per qual motivo?
Perché costui non ha
disposizione alla morte.